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A Roma non abbiamo un sindaco, ma un album di famiglia

E il piccolo Matteo sul suo scranno durante la votazione in assemblea capitolina, che stringe la mano al neo presidente De Vito, poi gioca con lo schermo touch della postazione. Carino, fa molto primo sindaco donna e madre, ci sta.

E il padre e la madre emozionati in aula. “Quanto sono felice? in una scala da 1 a 100, direi 101”, dichiara il padre. Carini, fa molto sindaco figlia, ci sta.

E il marito, quello della lettera nel giorno della vittoria. “Una giornata speciale per tutti. Se sono emozionato? Certo. Che cosa ha detto Virginia dopo la lettera aperta che le ho indirizzato all’indomani della vittoria? Ci siamo visti, abbracciati, era contenta, ma la lettera non è importante”. Eppoi: “Se aiuterò Raggi? Ci mancherebbe, sono un attivista da tanto tempo”. Opportuno, fa molto sindaco moglie, ci sta.

E i colleghi dello studio Sammarco, quello che difese Previti, dove la Raggi fece pratica, e che creò qualche problemino, ma neanche tanto grande, alla cavalcata trionfale di Virginia. “Come era in studio? Era bravissima… Sono molto contento per Virginia, sono sicuro che farà molto bene”, dice Sammarco. Un po’ al limite, fa un po’ parenti lontani che tornano al momento meno opportuno, forse meglio evitare.

E i parlamentari Alessandro Di Battista, Carla Ruocco e Paola Taverna, non proprio il minidirettorio a 5 stelle che dovrebbe coordinarsi con il primo sindaco donna della capitale, ma una rappresentanza di peso. Istituzionale, ombrello politico, ci sta.

Infine Casaleggio-Grillo, con il blog, dove oltre alla diretta streaming della prima riunione del consiglio comunale, è stata pubblicata anche la lista della giunta con un breve curriculum di tutti i 9 assessori. “Nessuno di loro è un politico – si legge sul blog – ma sono tutti cittadini che hanno deciso di mettere la loro competenza al servizio di questa bellissima città e di noi tutti”. Sguardo che arriva dall’alto, patriarcale, anzi, visto che siamo a Roma, da generoni. Garanzia di ultima istanza. Ci sta.

Insomma, una pletora di figure intorno alla tosta Virginia. Va bene lo storytelling, la costruzione del personaggio, la persona prima della politica, ma qui un po’ si esagera. Più che un insediamento di un primo cittadino, sembra la giornata della laurea. Nuovo stile? Vincente? Umano? Vedremo, ma per ora, più che un sindaco, di cui giudicheremo gli atti, a Roma abbiamo un mega album di famiglia.

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Se guardiamo oltre la foto del matrimonio di Emmanuel e Chimiary

A Yusupha è andata bene. Il colpo di pistola che aveva ricevuto alla testa non gli è stato fatale come il pugno alla nuca ricevuto da Emmanuel. Yusupha Susso, ha 21 anni, viene dal Gambia, e ad aprile è stato vittima di un’aggressione armata nel quartiere di Ballarò, a Palermo. In pochi hanno raccontato la sua storia. Forse perché di Yusupha non è stata pubblicata un’immagine nella quale rivedersi, specchiarsi come quella del matrimonio di Emmanuel e Chimiary.

emmanuel

Un video ha incastrato gli aggressori di Yusupha che mi è tornato in mente leggendo quello che è accaduto a Fermo. Sicilia Informazioni titola la notizia: “Ballarò come Gomorra” e in effetti quelle immagini sembrano una scena della popolare serie tv. Il ragazzo inquadrato di spalle dalle telecamere di sicurezza che dopo la lite con Yusupha cammina in una strada affollata con la pistola in pugno, nascosta (e neanche più di tanto) dietro la schiena ha lo stesso taglio e la stessa andatura sfrontata dell’attore che interpreta il giovane boss detto “O’ track” in Gomorra. Il video racconta che Yusupha era in compagnia di due amici connazionali. Una lite per futili motivi. Il guappo di turno che non ci sta, torna indietro, prende la pistola e insegue Yusupha che scappa, impaurito.

Oltre la Sicilia, l’eco della vicenda si è sentito poco. In pochi hanno raccontato la vita di questo giovane. Ho trovato una descrizione su Palermo Today di un amico: “Yusupha è una persona eccezionale. Voi direte che sono di parte perché è un mio amico. E forse è vero. Ma vi voglio raccontare chi è. È nato in Gambia nel 1995 ed è arrivato in Italia con enorme coraggio dopo aver attraversato l’Africa del nord e avere lavorato per un po’ di tempo anche in Libia. Nella sua vita è già stato muratore, minatore, cuoco, falegname. E cantante. Sì, è un grandissimo cantante” con la sua famiglia ha girato l’Africa, sono cantanti nomadi. Poi la guerra in Libia e la fuga in Italia.

Mi sono domandata il motivo per cui di Yusupha si è parlato poco, molto meno di Emmanuel. Forse perché Emmanuel è morto e Yusupha no? Non credo. Yusupha ha ricevuto un colpo di pistola alla testa, nei giorni in cui è stato in coma farmacologico tutti lo davano per morto. Il suo risveglio è stato un mezzo miracolo. Allora forse perché è successo a Ballarò che è notoriamente un quartiere difficile, mentre Fermo è un cittadina più tranquilla? Ma ho scartato anche questa ipotesi, l’odio razziale non ha geografia. L’unica spiegazione che mi sono data è che la prima immagine che ci è arrivata del delitto è quella di una coppia di sposi felici, il giorno delle nozze: l’abito bianco e il fiore nei capelli, la camicia azzurra e la cravatta abbinata, l’abbraccio tenero tra i due. In quella foto non vediamo noi stessi.

Allora penso che è il caso di guardare ancora e ancora il video di Yusupha che scappa per ricordarci che Emmanuel non è l’unica vittima, che i razzisti ci sono in Sicilia, come nelle Marche, che possono essere d’estrema destra, pregiudicati o brava gente, di quelli che dicono: “Non doveva morire però se fosse rimasto a casa sua…”, dimenticando che se davvero fossero rimasti a casa loro Yusupha probabilmente sarebbe morto sotto le bombe in Libia ed Emmanuel per mano di Boko Haram in Nigeria.

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Roma, il papà della Raggi: “Se fallisce Virginia, il Movimento muore. Se M5S la butta giù, cade tutto il Movimento”

Bar di Palazzo Senatorio. Attivisti, tanti parenti, ospiti e cronisti. In una giornata estiva e in un Campidoglio affollato, il punto di ristoro diventa l’epicentro di chiacchiere e commenti mentre nell’Aula Giulio Cesare vanno avanti, a rilento, le votazioni per eleggere i vicepresidenti. Il sindaco Virginia Raggi deve ancora prendere la parola e all’improvviso davanti al bancone arriva il padre della neo sindaca. Capello bianco e cravatta blu con disegnate tante bilance che stanno a simboleggiare che la legge è uguale per tutti. Cordiale non si sottrae ai cronisti: “Cosa penso di questa giornata? Se falliscono Virginia e Chiara Appendino, il Movimento muore. Se il Movimento 5 Stelle dovesse buttarla giù, cade tutto il Movimento”. Parole cariche di speranze ma che risuonano un po’ anche come un avvertimento dopo le polemiche degli ultimi giorni e dopo le liti tra correnti per la composizione della Giunta.

Fiducioso sul futuro comunque. “Mia figlia saprà dimostrare la sua onestà e farà sì che il Movimento vada avanti. Il suo pregio? La determinazione. Beh, si sa come sono le donne, quando si mettono in testa una cosa non ci sono padri e mariti che riescono a fargliela togliere”.

Ingegnere informatico il padre del sindaco, che si chiama Lorenzo, parla di sé e del suo lavoro sottolineando la necessità di stanare l’evasione fiscale attraverso dei sistemi innovativi. Emozionato? “Certo, per mio nipote che vi comanderà a tutti”. Ed ecco che al bar arrivano anche Raggi con il figlio Matteo. “Eccoli, eccoli”, dice il padre mentre si avvicina ad abbracciare la figlia. Matteo chiede un gelato, così Raggi: “La carta nel cestino”. Una calca di fotografici accerchia la famiglia, c’è anche il marito Andrea. “Basta foto, basta”, dice Matteo. E la mamma-sindaco: “Ha bel caratterino…”. E il nonno: “Io ve l’ho detto”.

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Ue, Commissione rinvia decisione su Spagna e Portogallo. La palla passa al Consiglio, ma la multa potrebbe essere zero

Spagna e Portogallo non hanno fatto abbastanza per contenere il proprio deficit nel 2015 e per questo dovranno procedere a dei percorsi di aggiustamento. È questa la conclusione a cui è giunta la Commissione Europea che ha parò lasciato l’ultima parola – secondo quanto previsto dalle regole comunitarie – all’Ecofin, l’organo che riunisce i ministri dell’Unione Europea, che potrebbe valutare la possibilità di comminare delle sanzioni ai due Paesi.

“La palla è ora nel campo del Consiglio” per prendere una decisione su Spagna e Portogallo, perché “alla fine è il Consiglio che decide”, ha detto il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis e il commissario Pierre Moscovici, sottolineando che “noi abbiamo fatto il nostro lavoro. Se i ministri daranno luce verde, la Commissione avrà 20 giorni per presentare le sue proposte per multe che potrebbero essere comunque ridotte o cancellate in presenza di ‘circostanze eccezionali’.

A confermare questa “possibilità” sono stati sia il vicepresidente Valdis Dombrovskis che il commissario Pierre Moscovici. “Le regole del patto di stabilità e crescita permettono di non rispondere con semplici sì e no alle domande, e di avere un approccio più sfumato rispetto al bianco-nero”, ha osservato quest’ultimo, accusato da una giornalista di contribuire alla confusione nell’opinione pubblica e alla scarsa chiarezza.

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Non si predichi più l’odio contro i migranti

L’uccisione di Emmanuel Chidi Namdi, 36 anni, nigeriano, commesso ieri nelle Marche ci obbliga a fermarci. Emmanuel, come sua moglie Chimiary, era cristiano, fuggito dal suo Paese, la Nigeria, per sottrarsi alle persecuzioni e alla violenza di Boko Haram: una violenza tremenda che, secondo le prime ricostruzioni, gli ha distrutto la famiglia uccidendogli i genitori e una figlia. Una coppia da proteggere, difendere, accogliere, anche nell’ottica demagogica di chi propaga e gode del presunto scontro di civiltà. Anche se nella propaganda populistica italica, quando chi scappa approda sulle nostre coste, diventa “invasore”, “presunto profugo”, usurpatore di diritti e welfare sottratti a qualcun altro. Così i cristiani e le altre vittime di persecuzione sono “utili” finché sono lontani, finché si deve parlare male degli “altri” di “fuori”.

Emmanuel e sua moglie sono arrivati in Italia-Europa, culla del cristianesimo, della civiltà e del diritto, per provare a vivere. Emmanuel in Italia-Europa è stato ucciso per razzismo, non da un ultrà (“sostenitore fanatico di un club sportivo”), ma da un omicida razzista, che prima aveva insultato pesantemente sua moglie. Se – come appare evidente – ci sono legami, contiguità o comune appartenenza, tra “ultrà” e gruppi di estrema destra xenofobi, razzisti, violenti, chiamiamo le cose con il loro nome.

Ventisette anni fa, il 24 agosto del 1989, un altro africano, Jerry Essan Masslo, profugo sudafricano, venne ucciso in Italia, a Villa Literno. La Comunità di Sant’Egidio lo conosceva bene, avendolo accolto a Roma. Jerry fuggiva dall’apartheid sudafricano, sistema di segregazione razziale istituito dagli europei nel suo Paese. In tanti in quegli anni manifestavano e si battevano in Europa per la fine di quel sistema iniquo e la morte di Jerry fu uno choc.

L’Italia si scoprì razzista e i media e l’opinione pubblica diedero grande risalto alla sua vicenda. Jerry in un’intervista al Tg2 aveva dichiarato: “Avere la pelle nera in questo paese è un limite alla convivenza civile. Il razzismo è anche qui: è fatto di prepotenze, di soprusi, di violenze quotidiane con chi non chiede altro che solidarietà e rispetto”. Queste parole all’indomani dell’uccisione di Emmanuel sono un macigno. Si vergognino coloro che ancora fomentano razzismo e divisione a fini politici o di piccoli tornaconti personali. Ci sono esponenti politici che in questi anni hanno definito la ministra Kyenge scimmia: esattamente l’insulto che l’omicida di Fermo ha rivolto alla moglie di Emmanuel prima di colpirlo a morte. Esattamente lo stesso insulto che tante donne africane hanno sentito rivolgersi in autobus, al mercato o in strada.

Il razzismo non è un gioco, è un crimine pericoloso, propellente che genera violenza minuta, che inficia la convivenza quotidiana di società con molteplici identità, che mette a rischio la vita di quartieri e città, che può esplodere fino all’omicidio, ai raid incendiari. Abbassa il livello di umanità e civiltà del nostro Paese.
Oggi bisogna solo stringerci accanto alla moglie di Emmanuel, Chimiary, consolarla e chiederle scusa e con lei costruire un’Italia più giusta e umana per tutti.

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“Le persone sono come le patate”: la metafora di una bambina di 12 anni per spiegare la diversità

A volte i bambini sanno essere molto più saggi e profondi degli adulti. Questa storia ne è la conferma. Maria, un’utente londinese di Twitter, posta sul suo profilo la snapchat story della sorella minore di dodici anni, Noor. L’immagine fa subito il giro del web. “Le persone sono come le patate: non importa il colore della buccia, non importa se ci sono segni o cicatrici. Una volta sbucciate, sono tutte uguali”.

I asked my sister to peel the potatoes and look what was on her snapchat story pic.twitter.com/EXwHL13kq9

— maria (@mxxaria) 2 luglio 2016

“Avevo semplicemente chiesto alla mia sorellina di darmi una mano in cucina e così le avevo affidato il compito di sbucciare delle patate”, spiega Maria. “Quando ho terminato il mio lavoro, ho aperto Snapchat e mi sono ritrovata questa snap story di Noor”. Una vera e propria lezione di vita che Maria ha pensato bene di condividere sui social, dove il post è diventato subito virale. Più di 26000 retweet e quasi 22000 mi piace: il popolo della rete è rimasto letteralmente ammirato dalle splendide parole della piccola Noor. In fondo i bambini, oltre a tormentarci costantemente con i loro perchè, sono anche capaci di fornirci validi insegnamenti.

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Girls flee bombs, start over in U.S.

Blair Brettschneider didn’t experience war or genocide as a young girl in suburban Michigan. She has never received a death threat, and she has never seen a family member murdered. But the 49 teenagers she helps every week have.

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For the first time in human history, more than half the world’s population is living in cities, which now produce approximately 70 percent of global greenhouse gas emissions. That puts cities on the frontlines of the battle against climate change — an…

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For the world’s Muslims, the festival of Eid al-Fitr is a perfect conclusion to Ramadan — the month-long period of fasting and contemplation practiced by observers of Islam around the globe. One of the most festive periods in the religion’s calendar, …